Napoli is not Italy


Napoli è un incontro tra il vecchio e il nuovo che avanza, un binomio che si respira camminando tra i vicoli dei suoi quartieri. Sono rimasta colpita dai graffiti che tappezzano i quartieri Spagnoli, Forcella e il Rione Sanità, punti nevralgici del disagio, della cultura e delle tradizioni che diventano portavoce del bisogno di espressione della città.
Una città dai luoghi magici, racconti leggendari e misteriosi che uniscono il sacro e il profano.
I santi diventano i protagonisti dei vicoli di Napoli, in loro onore si celebrano processioni, si affollano le chiese per chiedere un miracolo.
Il nome più diffuso a Napoli è Gennaro come il santo protettore della città. Il grido dei fedeli al prodigio della liquefazione del sangue esorcizza le paure e le devozioni di una popolazione che vive in una realtà ricca di bellezza e di disagi sociali.
La divinizzazione non solo dei santi ma anche quella delle persone comuni si respira tra la luce e il buio, tra i panni stesi e le persone anziane che trascorrono le lunghe ore della giornata alla finestra tra i vicoli stretti del centro, la figura di Maradona e la sua maglia con il numero 10 viene enfatizzata accanto a simboli sacri.
Un binomio che caratterizza alcuni volti che ho incontrato percorrendo questi quartieri, la dicotomia tra il bene e il male si fonde in simboli scaramantici, sacri e profani che caratterizzano le case e le corti.
La morte accompagna la vita quotidiana, si intreccia ad episodi di malavita, l’ironia prende il sopravvento nella vita dei napoletani. Il ricordo di Antonio De Curtis, in arte Totò è evocato in ogni luogo.

“San Gennà Piencace Tu!”

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