(ri) nascere

Dentro quest'acqua, ventre e matrigna, la polvere non giace sulla mia carne, scivola e compatta la superficie fino a decantare in parti differenti.
Ognuna reca un nome : sillabe d'identità che ho urlato ad ogni giorno vicino al mio istinto, supplicando me stessa, su pietra di fuoco, perché questa vita non fosse la scena di un delirio.
Ho odorato la morte come equo riparo e la sua attesa tradita dagli altri.
Sono immobile, le pupille accomodate al niente, cellule mute e accartocciate cadono per gravità.
Cosa mi molesta ancora? L'offesa, l'iniquo bagliore delle abitudini, la noia o la sicumera degli incompetenti?
Scivolano. Altro e ancora cadono senza tonfo: orgoglio e superbia, peccati capitali, slealtà e penitenze in cerchi concentrici sino a dissolversi.
Ora, l'onda liquida e cristallina lava il germoglio: anima neonata detersa con cura. Il mio vagito ha un suono chiaro e tra le dita porto una collana di parole semplici, lucenti assiomi di rinascita.

Tiziana Fraterrigo

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